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Siria (Repubblica Araba di Siria)
La Siria è lo Stato mediorientale dove la censura di regime è più severamente applicata, rendendo quasi impossibile l'accesso all'informazione locale per ONG (Organizzazioni Non Governative) o enti esterni, che di conseguenza rilasciano rapporti molto limitati.
I fautori della cosiddetta primavera di Damasco, un periodo di relativa libertà per l'opposizione, alimentato dalle promesse di democratizzazione del neo-insediato Bashar Al-Assad nel luglio 2000, si sono dovuti presto ricredere. Il regime ha continuato ad arrestare, in maniera del tutto arbitraria, giornalisti critici verso le sue politiche e attivisti per i diritti umani. Essi vengono accusati di minare la sicurezza di Stato e portati davanti alla Corte militare, secondo le leggi dello stato di emergenza in vigore dal 1963.
Le fonti di informazione autorizzate consistono nei tre quotidiani ufficiali, Al-Ba'ath, Teshreen e Al-Thawra, nell'agenzia di stampa SANA, unico canale ufficiale di notizie provenienti dall'estero e in alcuni canali televisivi controllati, tra cui un canale satellitare. La connessione internet ADSL è stata introdotta nel 2003, ma solo ad uso di uffici governativi o imprese (pubbliche e private). Il governo monitora i siti di opposizione in lingua araba, nonché quelli che si occupano della minoranza curda. L'ultima misura intrapresa dal regime di Assad risale a metà novembre, quando è stato bandito l'accesso dalla Siria al noto sito Facebook, andandosi così ad aggiungere alla lista di altre piattaforme di comunicazione vietate, come YouTube. Numerosi i casi di internauti arrestati, tra cui ricordiamo il caso di Abdel Rahman al-Shaghouri, arrestato nel 2003 per aver consultato un sito considerato eversivo (www.thisissyria.net) e condannato a due anni e mezzo di carcere. Nel suo caso, come in altri, ONG internazionali hanno denunciato la mancanza di rappresentanza legale, il diniego di visite familiari, i trattamenti disumani e le torture subite.
La libertà di associazione è regolata dal Ministero per gli Affari Sociali e il Lavoro, presso il quale ogni nuova organizzazione deve registrarsi, per poi rendere conto di ogni sua iniziativa e incontro, che possono essere supervisionati dai funzionari del Ministero in qualsiasi momento. Le autorità siriane si rifiutano generalmente di registrare i gruppi di attivisti per i diritti umani. A una di queste associazioni bandite, il CDF (Committees for the Defense of Democracy Freedoms and Human Rights in Syria), apparteneva il giornalista siriano Nizar Nayouf, condannato nel 1992 a 10 anni di carcere. Rilasciato in gravissime condizioni di salute nel 2001, alla vigilia della visita del Papa a Damasco e a seguito di pressioni internazionali, oggi vive da esule in Francia. Nayouf è noto per aver dichiarato, in una lettera del 5 Gennaio 2004 al quotidiano olandese De Telegraaf, che armi chimiche e biologiche sono state trasferite dall'Iraq in Siria alla vigilia dello scoppio della guerra. Egli afferma, documentando la sua tesi con mappe e informazioni che gli sarebbero state passate da una fonte di intelligence siriana, di conoscere tre località dove le armi di distruzione di massa irachene sono state nascoste.
Tra i dissidenti detenuti per reati di opinione ci sono anche Michel Kilo e Anwar al-Bunni, il primo scrittore, il secondo avvocato, prominenti attivisti democratici, che sono stati condannati quest'anno rispettivamente a 3 e 5 anni di carcere per aver firmato nel 2006 la Beirut-Damascus Declaration, che richiede una normalizzazione dei rapporti tra siriani e libanesi. Anwar al-Bunni ha rappresentato legalmente vari dissidenti siriani, tra cui Maamoun Homsy, parlamentare siriano arrestato nel 2001 che, dopo 5 anni di carcere, vive oggi esiliato in Libano. Un altro maggiore dissidente è Farid Ghadry, fondatore nel 2001 del Reform Party of Syria, il partito di opposizione bandito in Siria e con base negli Stati Uniti. Recentemente, a seguito di una visita di Ghadry in Israele, gli è stata revocata la cittadinanza siriana. A fine agosto nelle principali città di Aleppo, Damasco e Idlib sono stati appesi dei grandi poster che ritraevano Ghadry, in un atto di sfida di estremo coraggio da parte della società civile siriana.
La pena di morte (non applicabile ai minori) è prevista per svariati reati. Il codice penale, che si rifà anche alla Shari'a, come stabilito dall'art.3 della Costituzione, consente al giudice di sospendere la pena per lo stupratore che acconsente sposare la sua vittima. Inoltre, prevede un atteggiamento clemente per i reati d'onore. L'ultima notizia di condanna a morte risale al 25 ottobre scorso, quando 5 siriani condannati dalla Corte militare per omicidio e furto, sono stati impiccati in piazza ad Aleppo, in un'esecuzione pubblica.
Il regime siriano usa la mano dura anche contro i curdi, che rappresentano il 10% della popolazione. Ai curdi viene essenzialmente vietato ogni genere di espressione della propria identità, reprimendo dimostrazioni pacifiche, picchiando e arrestandone i partecipanti, come accaduto per esempio nel Marzo 2006 durante una fiaccolata per la celebrazione del Nowruz, il capodanno curdo. Inoltre, circa 300,000 curdi sono ad oggi apolidi, a seguito di una decisione del 1962 del regime di privare della cittadinanza siriana 100,000 curdi.
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