Libano (Repubblica Libanese)

Il Libano è un paese che continua a lottare per l'affermazione dei principi democratici, minacciata da un lato dalle mire imperialistiche della Siria e dall'altro dal fondamentalismo shiita impersonato da Hezbollah. Hezbollah continua ad ottenere consensi, minando così anche il precario equilibrio demografico tra le componenti religiose shiite, sunnite e cristiane maronite.

Nonostante lo status quasi incessante di guerra civile dal 1975, il Libano è considerato il modello più sviluppato di democrazia araba nel Medio Oriente. Il Paese ha effettivamente conosciuto un'apertura e un miglioramento della condizione dei diritti umani dal ritiro, nell'aprile 2005, delle truppe siriane. Il ritiro, stabilito dalla Risoluzione 1559/2004 del Consiglio di Sicurezza ONU, metteva fine alla trentennale occupazione siriana iniziata all'epoca dello scoppio della guerra civile libanese nel 1975. La stessa Risoluzione stabiliva il disarmo e lo scioglimento di tutte le milizie all'interno del Libano, la qual cosa non è stata mai attuata e Hezbollah continua ad essere un'entità fortemente destabilizzante per la politica e la sicurezza del Paese, come descritto dal Dott. Kassem Jafaar.

Nonostante il ritiro formale delle truppe, la longa manu siriana rappresenta ancora un fattore determinante nello scacchiere politico libanese, in primis dato il suo presunto coinvolgimento nell'omicidio di eminenti figure quali l'ex premier Rafiq Al-Hariri nel 2005, come indicato anche dal Rapporto della commissione d'inchiesta ONU, guidata dal procuratore tedesco Mehlis.

Malgrado le costanti minacce, la società civile libanese ha continuato a manifestare i suoi sentimenti, siano essi antisiriani o filo-Hezbollah. Lo dimostrano le grandi manifestazioni di piazza e anche le critiche espresse sui giornali locali senza che il governo ricorra a misure punitive. Ciononostante, il clima intimidatorio predominante fino al 2005, induce i giornalisti all'autocensura.

Questa situazione di complessiva, discreta tolleranza verso gli oppositori del Governo viene totalmente a mancare in riferimento a Israele: atteggiamenti volti anche solo a considerare una normalizzazione nei confronti dello Stato ebraico sono vietati nella maniera più assoluta, col rischio di finire in carcere con l'accusa sicura di collaborazionismo o spionaggio a favore d'Israele. Non per altro, la pena di morte è prevista, oltre che per reati di omicidio premeditato, tentato omicidio, terrorismo, atti di insurrezione e guerra civile, anche per collaborazione con Israele.

Le ONG umanitarie non mancano comunque di segnalare violazioni, sebbene sporadiche rispetto al trend regionale, delle libertà individuali. Lo scorso maggio, Human Rights Watch ha sollevato il caso di 9 detenuti da più di un anno, accusati di incitamento alla lotta settaria, che sono stati incarcerati dal Ministero della Difesa in condizioni di isolamento. Quattro di essi sono stati presumibilmente torturati.

La libertà di associazione è regolata dal Ministero degli Interni, che impone a ogni organizzazione di invitare un suo funzionario nelle assemblee generali in cui si discute il contenuto dello statuto o si procede ad elezioni interne. Cambiamenti di questo genere devono infatti essere approvati dal Ministero.

Nonostante le donne libanesi godano di un alto livello di emancipazione, la legge nei loro confronti è discriminatoria in alcune gravi circostanze. La riduzione della pena in caso di “crimine d'onore” (l'omicidio da parte di un parente di un donna che ha assunto comportamenti sessuali “riprovevoli”) è un fenomeno ampiamente diffuso. Inoltre, le donne non possono conferire la cittadinanza libanese al marito straniero, ma soprattutto nemmeno ai figli. Si ritiene che questa misura sia connessa agli sforzi governativi per evitare l'integrazione dei profughi palestinesi nella società libanese. E' questa una delle pagine più dolorose della storia del Libano. Grazie all'esclusivo principio di ereditarietà dello status di profugo palestinese stabilito dall'UNRWA (l'Agenzia ONU che si occupa esclusivamente di profughi palestinesi), i circa 100,000 profughi del 1948 sono oggi quasi 400,000, la maggior parte dei quali non gode di diritti sociali né politici. Nel 2005 il Governo ha ristretto la lista dei lavori banditi ai Palestinesi da 72 a 22, ma la discriminazione nei confronti dei Palestinesi, che vivono in una dozzina di campi profughi sparsi per il paese, è in costante crescita.