Iran (Repubblica Islamica dell'Iran)

L'Iran è un regime teocratico il cui sistema giuridico è basato sulla Shari'a. Secondo alla Cina nella classifica delle esecuzioni capitali (ma a pari merito con il regime comunista se si considerano le esecuzioni in rapporto alla popolazione), l'Iran, nel 2006 e nella prima parte del 2007, ha permesso l'esecuzione di 262 persone, tramite fucilazione, impiccagione e lapidazione. Nonostante dal 2002 esista una moratoria sull'uso della lapidazione, de facto questa pratica continua ad essere usata. La pena di morte è comminata per reati di omicidio, rapina a mano armata, stupro, blasfemia, apostasia, cospirazione contro il Governo, adulterio, prostituzione, omosessualità, reati legati alla droga (spaccio e possesso). La legge islamica trova la sua applicazione anche nella fustigazione di chi ha rapporti sessuali prima del matrimonio o dei consumatori di bevande alcoliche e nell'amputazione di mani o piedi dei ladri. Nonostante le autorità islamiche e anche il Parlamento abbiano stabilito che questa pratica vada cambiata, la pena di morte continua ad essere comminata anche a minorenni. Molte delle esecuzioni vengono condotte in pubblico. Come dichiarato dal Presidente Ahmadinejad durante il suo discorso alla Columbia University lo scorso 24 Settembre, “alcune delle pene, poche, sono eseguite di fronte agli occhi del pubblico. È una legge, basata su principi democratici”.

Internet è strettamente controllato, la connessione a banda larga è stata recentemente bandita per impedire di scaricare film o canzoni legati alla cultura occidentale. La libertà di espressione, così come quella di riunione e associazione, è sistematicamente violata dal regime: la stampa è controllata dalla censura governativa, giornalisti e intellettuali vengono minacciati e arrestati in continuazione, giornali di inclinazione riformista vengono chiusi. Uno dei tanti casi è quello del giornalista curdo Adnan Hassanpour (27 anni), per il quale, agli inizi di novembre, la Corte Suprema iraniana ha confermato la sentenza di morte per supposte azioni di spionaggio. Hassanpour, detenuto da un anno, ha scritto in passato per Asou, una rivista locale che tratta questioni curde, bandita dal regime nell'Agosto 2005.

La discriminazione delle donne è insita nell'ordinamento giuridico, come traspare dalle leggi relative all'eredità e persino nell'applicazione del principio del “prezzo del sangue”, secondo il quale la famiglia di un assassinato può richiedere l'esecuzione dell'assassino, la sua grazia, oppure una ricompensa pecuniaria che, nel caso di una donna, è metà rispetto a quella di un uomo.

Il carcere di Evin a Teheran è tristemente noto per il suo braccio 209, gestito dal Ministero dell'Intelligence e riservato ai prigionieri politici, detenuti soprattutto per reati di opinione. La maggior parte dei dissidenti che hanno abbandonato il paese o sono stati esiliati, portano ancora sulla propria pelle i segni delle violenze, tra cui la “tortura bianca”, come Amnesty International ha riportato nel 2004 nel caso di Amir Abbas Fakhravar. Zahra Kazemi, una giornalista iraniana-canadese, è deceduta nel carcere nel 2003 a seguito delle violenze subite.

È in corso un dibattito tra dissidenti iraniani in esilio circa i finanziamenti americani all'opposizione democratica interna al regime. I critici di tale finanziamento, che ammonta a 75 milioni di dollari, sostengono che esso possa aggravare la posizione degli attivisti iraniani, con l'accusa di collaborazionismo con gli USA. Akbar Atri, uno dei leader del movimento studentesco iraniano che nel 2005 è riuscito a lasciare l'Iran, afferma invece che i fondi provenienti dall'America, o da qualsiasi altra democrazia, sono necessari per sostenere la società civile iraniana. “Solo quest'anno” ha scritto Atri “le autorità iraniane hanno giustiziato, senza un giusto processo, più di 100 persone e nessuno di questi casi era collegato ai finanziamenti americani per la democrazia". Buona parte di questi fondi viene assegnata al finanziamento di Radio Farda (“Domani”), una stazione radio in persiano con base a Praga e negli Stati Uniti, che trasmette clandestinamente in Iran (via Dubai), fornendo al pubblico, in particolare degli under-30, notizie, musica e soprattutto una finestra verso quella cultura “occidentale” che viene severamente bandita dal regime.